Calcio Femminile a Siena

Gli albori

La genesi del calcio femminile in terra senese è da imputarsi alla calciatrice Vanna Landi, che nel 1968 ottenne il sostegno della A.c.f. Fiorentina, allora in A, e riuscì a formare con alcune colleghe una squadra denominata A.C.F. Chiantigiana, colori sociali viola. La squadra non disputava campionati, ma solo qualche amichevole, fra cui una proprio con la Fiorentina che terminò 6-0 per le gigliate. A Siena, intanto, si andò costituendo il San Prospero. La svolta avvenne tuttavia con l’interesse di Sergio Nannini, cugino del più celebre Danilo, il quale nel 1969 entrò nel consiglio della Chiantigiana, divenuta Amaranto su spinta del nuovo sponsor, i “Vini Brolio”. Nannini spinse per lo svolgimento di amichevoli con formazioni di alto livello, per preparare nelle sue intenzioni l’esordio nel campionato competitivo U.I.S.P.. In quegli anni, infatti, l’U.I.S.P. senese era molto attiva rispetto alle altre corrispettive delegazioni, tanto da risultare una delle prime in Italia riguardo al calcio femminile. Nel 1970, fu organizzato dall’U.I.S.P. un Campionato provinciale, che vide la presenza di numerose squadre appena formatesi, quali il Quercegrossa, l’Abbadia San Salvatore, il San Prospero e la Chiantigiana, mutò da allora nome in A.C.F. Siena – Gaiole. La squadra era pronta, nel 1971, al grande salto: rimanendo l’unica squadra di Siena dopo la scomparsa del San Prospero, la squadra si rafforzò e, alla sua prima apparizione nel campionato di Serie C, allora interregionale, si piazzò al secondo posto. Peraltro, fu svolta una amichevole di lusso con lo Slavia Praga, terminata 3-1 per le cecoslovacche.

Le prime imprese e la Serie A del 1974

Nel 1972 la squadra riceve il riconoscimento ufficiale, per mano del Sindaco Roberto Barzanti e del presidente del Siena Calcio Vittorio Beneforti, mutando il nome in A.C.F. Siena e i colori sociali in bianco nero; pur non avendo campi per allenarsi ed arrangiandosi a Pian del Lago, una radura poco fuori la città, le bianconere trionfano nel proprio campionato ottenendo la promozione in serie B. Il primo campionato di B fu giocato su ottimi livelli, grazie agli ottimi rapporti intrattenuti con Firenze che portarono sotto la Torre del Mangia numerosi prestiti di alto livello, uno su tutti la danese Hansen. Il girone tosco-umbro fu terminato senza conoscere sconfitte, e con pochissimi pareggi, ed arrivò inaspettata e trionfale la promozione in Serie A. Tuttavia, la disputa di un campionato a estensione nazionale era una montagna troppo alta da scalare per le esigue possibilità economiche della società, che finì per altro spaccata fra quelli che sostenevano la necessità di uno sforzo per disputare il campionato e quelli che invece tiravano per il verso opposto. Fu così che alla fine il Siena non solo rinunciò all’iscrizione in massima serie, ma cessò la propria attività.

La prima rifondazione del 1987

Nel 1983, a dieci anni dalla rinuncia alla serie A, qualcosa ritorna a muoversi in provincia, e più esattamente a Colle Val d’Elsa. Questa esperienza prepara l’ambiente alla rinascita del calcio femminile a Siena]], concretizzatasi nel 1987. Sergio Nannini è nuovamente nel consiglio direttivo, ed ottiene la sponsorizzazione da Nannini. La squadra riporta subito un terzo posto, per poi ottenere nel 1989 la promozione in Serie B. Tuttavia, le scarse disponibilità economiche sono nuovamente un ostacolo insormontabile per la piccola società senese che è costretta a rinunciare all’iscrizione. Complice anche questo insuccesso, dopo altri tre anni di attività, la società è costretta a chiudere i battenti per la seconda volta, ed i talenti senesi si trovano nuovamente a dover cercare fortuna lontano da Siena o ad appendere le scarpette al chiodo.

La seconda rinascita a San Gusmé e San Miniato

Nel 2001 rinasce il calcio femminile a Siena, presso il Gruppo Sportivo San Miniato. Contemporaneamente, anche nella piccola frazione di San Gusmè si forma una squadra femminile, che il presidente Landozzi iscrive con la matricola della defunta società di calcio maschile locale, datata 1930. Tuttavia, ci si rende ben presto conto che solo l’unione può garantire un futuro luminoso al calcio femminile senese, e nel 2003 le due squadre femminili si fondano in un’unica entità denominata Senese San Gusmè, colori sociali nero-verde, che conserva la matricola del San Gusmè e di conseguenza l’anzianità di affiliazione di oltre 70 anni. Il neonato sodalizio viene iscritto al campionato regionale di Serie D, ultima categoria regionale del calcio femminile.

La scalata verso la storia

Dopo qualche anno d’assestamento, la Senese raggiunge la Serie C, la massima serie a livello regionale: dopo un terzo posto nel 20042005, nel 20052006, dopo 15 anni esatti, le neroverdi vincono il proprio girone e riconquistano quella Serie B mai disputata. Stavolta, grazie all’aiuto del Monte Dei Paschi, l’iscrizione arriva, e la società decide di ridare alla squadra la vecchia denominazione di “Associazione Sportiva Dilettantistica Siena Calcio Femminile”. Il primo campionato nazionale della storia del Siena è caratterizzato da cambi d’allenatore e chiusura al decimo posto, che significherebbe retrocessione. Tuttavia, in estate arriva il ripescaggio, e la società si prepara a disputare la seconda stagione consecutiva fra i cadetti.
Anche la seconda stagione è alquanto travagliata, a causa di un inizio shock: ma, dopo essere stata a lungo fanalino di coda, la squadra disputa un gran finale di campionato e si salva con due giornate di anticipo. Le ragazze, allenate da Roberto Volpi e senza più Berti e capitan Fambrini in viaggio in Spagna (per lei 4 partite e 3 gol), vincono il campionato, e con tre giornate d’anticipo ottengono la promozione in Serie A2; dopo una prima parte di campionato fra le squadre di testa, il sogno si concretizza con un dominio assoluto nel girone di ritorno: le statistiche dicono miglior attacco (52 gol), seconda miglior difesa (23 gol) e sette punti di vantaggio sulla seconda.[1]
Il primo campionato in A2, dopo una partenza che proietta le ragazze di Montanelli in zona promozione, vede una flessione nel girone di ritorno che porta comunque le bianconere a chiudere con il sesto posto. Il secondo, con organico estremamente ringiovanito, ha un andamento analogo con un ottavo posto finale che sminuisce un po’ una stagione nel complesso buona.

La Serie A mai disputata

Nel terzo anno, quello in cui il Siena aveva sempre ottenuto la promozione, in Serie C, in Serie B e in Serie A2, la squadra bianconera si presenta con grandi ambizioni visti gli innesti di qualità (Patu e Pitzus su tutte), nonché la conferma della rosa che ben aveva figurato nella precedente stagione e l’abbassamento del livello generale delle avversarie.

In effetti, la promozione sembra ben presto rivelarsi una sfida a due con la Grifo Perugia. Tuttavia, dopo lo scontro diretto terminato con un 3-3 che va stretto alle senesi, intorno alla ventesima giornata la squadra di Montanelli subisce una flessione con tre sconfitte consecutive che consegnano il campionato alle umbre e costringono le bianconere a guardarsi dal ritorno della Molassana Boero, con lo stesso Oliviero Montanelli che decide di dimettersi.

La promozione in Serie A

Con il padre del bomber Jessica Migliorini, Giacomo, in panchina, la squadra stringe i denti e grazie a un gol del capitano Fambrini all’ultima giornata le bianconere ottengono con l’Imolese il punto decisivo che le proietta ai play off. Qui, arrivate come Cenerentola – un sondaggio fra gli addetti ai lavori riconosceva loro il 10% delle probabilità di vittoria – le senesi impattano 1-1 la semifinale con la Res Roma (gol al 101′ di Marraccini pareggiato dalle laziali) e staccano il pass per la finale al ventiduesimo rigore, grazie alla trasformazione del portiere Mazzola. Nella finale contro la nobile decaduta Fiammamonza, partiti ancora una volta con tutti i pronostici avversi, le bianconere reggono 60 minuti le sfuriate avversarie e passano addirittura in vantaggio grazie a un gran contropiede di capitan Fambrini, che nell’occasione si frattura la mano, concluso da Jessica Migliorini con un sinistro al giro dal limite dell’area. Le lombarde si rovesciano in attacco cingendo d’assedio l’area senese per la restante mezz’ora, ma nessuno riesce a impattare quarantesimo gol del bomber bianconero e il sogno che sembrava impossibile diventa realtà.[2] Una lucida follia, come disse anni fa un compianto presidente di calcio senese.

Ma il destino vuole che questa non sia una storia a lieto fine: ad un mese di distanza dal trionfo, la crisi che ha investito l’Italia e in particolare la città del Palio spinge la Banca Monte dei Paschi di Siena a non rinnovare la sponsorizzazione al Siena Calcio Femminile, rendendo impossibile la partecipazione a un campionato impegnativo come la Serie A. Con estremo rammarico, la dirigenza è costretta a prendere atto della situazione e a ripartire, per la stagione 20122013, dalla Serie C.[3]

La doppia rinascita

Al termine di questa avventura, si assiste ad una duplice rinascita: se, da una parte, il Siena calcio femminile sopravvive grazie al proprio settore giovanile e ricostruisce un progetto che porterà in bacheca altri titoli – in particolare un campionato di Serie C ed una Coppa Giovanissime – un gruppo di appassionati decide di tornare alle origini e rifondare un’altra squadra femminile, con sede a San Miniato, che riparte dalla serie D. Il resto, è storia recente, che in parte deve ancora essere scritta!